In Italia la disabilità tocca milioni di persone: l’ISTAT conta circa 3,1 milioni di cittadini in condizioni gravi (il 5% della popolazione, per metà sopra i 75 anni), mentre le stime Censis allargate superano i 4 milioni. Nonostante la rilevanza sociale, il tema resta spesso marginale nel dibattito pubblico, ridotto a fredde statistiche.
Il piano del governo Meloni, guidato dal Ministro Alessandra Locatelli, promette di superare l’assistenzialismo introducendo il “progetto di vita” personalizzato, la semplificazione burocratica delle invalidità e incentivi all’occupazione giovanile legati al PNRR.
L’obiettivo dichiarato è valorizzare le capacità individuali anziché i soli limiti.
Tuttavia, la realtà odierna evidenzia una forte discrepanza tra annunci e fatti:
• Fase sperimentale a rilento: Le associazioni denunciano una forte lentezza nell’applicazione e la mancanza di tutele reali per i caregiver familiari.
• Tagli economici: La legge di bilancio ha registrato una riduzione di 400 milioni di euro per i fondi alla disabilità.
• Slittamenti normativi: La piena attuazione della legge delega ha subito rinvii, facendo slittare la messa a regime al 2027.
Va da sé che i disagi delle famiglie italiane conviventi con soggetti fragili colpite da questa riforma sono innumerevoli e sul piano pratico di gestione quotidiana che economica.
Basti pensare al mancato utilizzo immediato delle risorse per usufruire di servizi essenziali o supporti assistenziali per le famiglie già in difficoltà: interventi sociali, sanitari ed economici gestiti dai Comuni, dalle Aziende Sanitarie Locali (ASL), quali:
– L’assistenza domiciliare;
– L’accesso ai servizi riabilitativi diretti e indiretti: esempi includono le sessioni di fisioterapia per il recupero motorio, gli esercizi di logopedia o la stimolazione cognitiva computerizzata gestita dal professionista);
– I servizi sociali di sollievo-Punto Unico di Accesso (PUA) e Assistenti Sociali.
Non è tutto nello stesso periodo sono state introdotte restrizioni su incentivi come il Bonus Barriere Architettoniche al 75%, (un supporto fondamentale per rendere gli spazi della quotidianità accessibili, come dovrebbe essere per garantire una maggiore autonomia e indipendenza).
Nel frattempo, infatti, 2 milioni di euro dei 400 milioni sono stati dirottati ben per aumentare lo staff del Ministro dell’Agricoltura.
Insomma il rinvio dell’applicazione completa delle riforme assistenziali costringe molte famiglie a farsi carico psicologicamente, fisicamente ed economicamente interamente dei propri cari, senza adeguati sostegni sul territorio locale, regionale e nazionale.
Di fronte a stanziamenti insufficienti e/o dirottati, ritardi burocratici, il senso di frustrazione e di impotenza delle famiglie con soggetti fragili aumenta e la riforma rischia di tradursi, per le famiglie italiane, in un pugno di mosche???!!!!
